Ci siamo. Ci siamo ancora… e come potrebbe essere altrimenti? I nostri bambini sono lì, nelle loro classi, nei loro banchi, come potremmo mancare noi?
Ci siamo in modo diverso, ci siamo come sempre. A progettare, programmare, mostrare, raccontare. Ci siamo per ascoltare i nostri alunni, per mostrargli che, si, le cose sono cambiate, la nostra vita è cambiata, abbiamo dovuto prendere nuove abitudini, dobbiamo stare un po’ più distanti, ma alla fine siamo ancora noi.
E allora eccoci al mattino correre fuori di casa, cariche di borse pesanti di idee, conoscenze e qualche cosa che li sorprenderà sicuramente. E dobbiamo arrivare prima del solito, perché dobbiamo igienizzare le mani, farci misurare la temperatura ed essere lì, sulla porta dell’aula perché i nostri bambini entrando ci vedano e sappiano che noi ci siamo. Ci siamo per loro. E ci siamo per noi.
Ci siamo ancora. Nelle nostre classi, con i nostri bambini, nelle aule di mattoni o nelle aule virtuali davanti ai computer.
Ci siamo in modo diverso. Tutti nei banchetti singoli, tutti con la mascherina a mostrare solo gli occhi, i nostri e i loro. E abbiamo imparato a farcelo bastare perché è talmente bello poter stare di nuovo tutti insieme che la mascherina è solo un particolare. E guardateli i nostri bambini: hanno capito perfettamente che il distanziamento è fisico, ma non sociale e infatti chiacchierano esattamente come prima e si sono trovati giochi da fare a distanza che li fanno divertire e discutere esattamente come prima, e sono diventati espertissimi dell’igienizzazione di matite, penne e gomme, perché come si può pensare di lasciare un compagno senza gomma o penna o matita? E, certo, gli mancano i giochi di squadra, le partite a palla avvelenata, gli manca cantare. Ma ne fanno di necessità virtù e stanno imparando a passeggiare nel cortile, anche se è contro tutte le loro convinzioni di bambini.
E anche noi stiamo cercando di adattarci con tutte le forze. Adesso non fraintendetemi. Adattando non significa che ci siamo arrese a tornare a sederci in cattedra a fare lunghe spiegazioni a bambini fermi e composti nei loro banchetti. Quelli sono i bei tempi andati, che per quanto fossero belli sono, appunto, anche andati e ormai non fanno più per noi e (con buona pace dei nostalgici) neanche per i nostri bambini. Perciò ci stiamo ingegnando nell’organizzare attività all’aperto, intriganti presentazioni multimediali e lavori di gruppo… a distanza.
E soprattutto stiamo riorganizzando il tempo, dedicandone tanto all’ascolto, al confronto e alle semplici chiacchiere. Da quando siamo tornati a scuola sembra che i bambini abbiano la necessità di raccontare ogni più piccolo episodio della loro vita. Hanno bisogno di parlare, di raccontarci la cena dai nonni o il pomeriggio in campagna o in spiaggia che non sono più cose normali, ma avvenimenti speciali in un tempo dove la loro vita si divide solo tra casa e scuola. E così, vedete, la vita continua, la scuola continua e noi e i nostri bambini ci siamo.
Valentina Atzori
